testata bambino che fotografa
foto storia
Francesca Mezzadri

Lo Shampoo

Autogrill Sillaro Ovest

Doveva sempre andare in bagno. Ovunque fossero, invariabilmente a un certo punto Claretta esordiva così: “devo fare la pipì”. Sempre nel bel mezzo di qualcosa. Giulia sospettava che il nuovo, spasmodico bisogno di sua figlia non fosse, come dire, spontaneo ma inculcato dalla suocera che aveva questa mania di organizzazione femminile che lei non aveva mai avuto. All’età di Claretta, a cinque anni, Giulia si teneva tutto, pipì compresa. A sua madre bastava che se ne stesse zitta e buona. Non per questo era cresciuta traumatizzata, anzi. Era molto più libera di sua figlia che certo non sarebbe sopravvissuta ad un’esperienza diversa dal solito viaggio a San Benedetto del Tronto che da ormai quattro estati facevano.
Così si erano fermati nel primo autogrill al 37° chilometro di autostrada.
- Scendo anch’io così mi sgranchisco le gambe - esordì Nicola. In realtà, Giulia lo sapeva, si sarebbe fumato una bella sigaretta lì fuori. Lui guidava e sembrava che questo lo esonerasse dal fare qualsiasi altra cosa. I panini per il viaggio, ad esempio. O le sue valigie. O accompagnare sua figlia in bagno. Mentre tirava giù la salopette di Claretta che non era mai capace di slacciarsi i bottoni –questo avrebbe dovuto insegnarle sua suocera! - Giulia pensava ai primi viaggi con Nicola in Grecia. Era un’altra persona ormai. Non avrebbe mai pensato di preparare panini.
- Mamma, quanto ci manca?
- Poco. Tirati su la salopette, dai, che andiamo.
- No, no! Io non ci vengo!
- Vuoi rimanere qui? Ti lascio qui, va bene?
Giulia si domandava come era possibile aver fatto nascere e crescere una creatura così irragionevole ed estranea in casa sua e nel suo corpo. In mutande, davanti al water, Claretta faceva i capricci. La tentazione di abbandonarla davvero lì diventava sempre più forte. Giulia le tirò su la salopette con forza e la trascinò fuori dal bagno.
-Prendiamo una cosa da mangiare, vuoi? -  le chiese, per prevenire possibili crisi isteriche che non avrebbe saputo affrontare. Sapeva che avrebbe dovuto sgridarla, ma era stanca di fare le cose per bene. - Voglio questo!- urlò Claretta che nel bar dell’autogrill aveva adocchiato degli ovetti di cioccolato con pupazzetti. Giulia ne pagò uno alla cassa insieme a un caffè che si bevve al bancone, mentre teneva d’occhio Claretta che, mangiando l’ovetto, si addentrava nei corridoi a zig zag dell’autogrill. La seguì, imboccando la prima fila con esposti i prosciutti emiliano-romagnoli. Il corridoio svoltava nel reparto creme per il corpo.
- Claretta? Dove sei? - Stava per girare nella fila dei Dvd, quando le parve di sentire una voce maschile familiare dietro ai coloranti per capelli.
- Non posso parlare ora…
Giulia si fermò. Sembrava Nicola, ma sussurrava così tanto che non si capiva.
- Certo piccola, anch’io ho voglia di sentirti…
Giulia si mise una mano sulla bocca che le si era aperta forse per lo stupore, forse per urlare. Piccola?
- Ti penso anch’io e vorrei tanto essere lì con te… noi due ... come l’altra sera.
Il primo pensiero di Giulia fu che avrebbe voluto non sentire nulla. Non essere mai passata di lì. Avrebbe voluto che quella incontinente di sua figlia si fosse tenuta quella maledetta pipì.
- Torno presto, sai che non ce la posso fare a stare lontano da te...
Giulia si era accovacciata per terra tra i flaconi di shampoo più economici, in basso. Ne afferrò uno a caso contro la forfora. Non sapeva cos’altro fare. Forse emise un gemito, forse trattenne il respiro.
- Ma non arrabbiarti! Non è colpa mia, se mi hanno costretto a questo viaggio di lavoro.
Viaggio di lavoro? Ma allora forse non era Nicola.
- Ma certo, lo sai com’è il mio capo. Tra tre giorni sono di ritorno, te lo giuro… Ciao amore, ciao, ciao.
Giulia rimase in quella posizione, in silenzio, col flacone di shampoo in mano. Non era Nicola! Lui non era via per lavoro! E non tornava certo tra tre giorni! Le sembrava di volare per l’improvvisa leggerezza che sentiva nel cuore: era lo shampoo a farle da ancora.
- Mamma, mamma!- Claretta arrivò correndo, e Giulia era così felice che le stampò un bacio in fronte. - Dov’eri, amore mio? -  le chiese.
- Ero qua dietro, guarda! - le mostrò un libro di fate.
- Dai prendilo, andiamo a pagare e torniamo in macchina da papà.
Mentre pagava, si domandava come aveva potuto pensare a una cosa così assurda. Da Nicola, poi: ne avevano fatte troppe assieme!
- Quanto ci avete messo?- esordì lui, quando salirono in macchina. Claretta gli sventolò davanti un pupazzetto e un libro. Giulia lo guardò, con uno strano sorriso e uno shampoo in mano. - Scusami, eccoci qua, le tue ragazze sono prontissime! - scherzò lei.
- Non pensavo fossi così entusiasta di andare al mare!
- E invece lo sono! - Giulia scrollò le spalle, rise e gli mandò un bacio. Nicola la guardò e mise in moto.
Doveva escogitare qualcosa per dirle che sarebbe dovuto rientrare dopo tre giorni. Se no, Michela lo avrebbe ammazzato. Non sapeva neanche che era sposato.